Ivrea e Canavese: camera Superior con colazione per 2 persone presso Antico Mulino Ca’ Montiglio
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Ca’ Montiglio

La struttura in passato è stata costruita intorno all’antico mulino ad acqua oggi, dopo l’estesa ristrutturazione, la cascina accoglie i propri ospiti in cerca di relax e benessere nell’incantevole cornice della Val Chiusella.

È composta da 4 camere e 2 suite e una piccola e silenziosa osteria ricca di proposte gastronomiche della tradizione.

La location è perfetta come base per visitare la valle e tutto il Canavese, godere della natura e degustare la gastronomia del territorio. A soli 50 minuti da Torino città e mezzora dall’aeroporto di Torino Caselle.

Guida Groupon: Ivrea e Canavese

Circondato da dolci colline e verdi valli come la Valchiusella, il Canavese è uno splendido angolo di Piemonte che racchiude un’infinità di tesori naturalistici, storici e artistici, tra i quali castelli, torri e antiche chiese.
Centro nevralgico è la città di Ivrea, la romana Eporedia, circondata da un Anfiteatro Morenico fra i più noti d’Europa, formatosi durante le grandi glaciazioni: il ritiro del ghiacciaio Balteo diede origine al cordone morenico della Serra d’Ivrea che si estende per 25 km e ai numerosi bacini idrici come i cinque laghi d’Ivrea e quelli di Candia Canavese e Viverone.

Parco Nazionale del Gran Paradiso

La storia del Gran Paradiso è strettamente intrecciata con la salvaguardia del suo animale simbolo: lo stambecco (Capra ibex). Questo ungulato, un tempo largamente diffuso a quote elevate, oltre il limite del bosco, su tutto l’arco alpino è stato oggetto di caccia indiscriminata per secoli. I motivi per cui lo stambecco era una preda così ambita dai cacciatori erano i più disparati: la succulenza delle sue carni, alcune parti del suo corpo erano considerate medicinali, l’imponenza delle sue corna ricercate come trofeo e persino il potere afrodisiaco attribuito ad un suo ossicino (la croce del cuore) spesso utilizzato come talismano. All’inizio del XIX secolo si riteneva che questo animale fosse ormai estinto in tutta Europa finché l’ispettore forestale valdostano Delapierre scoprì che negli impervi e scoscesi valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso ne sopravviveva una colonia di circa cento esemplari.